
17) Avicenna. Ragione e finalit.
Avicenna analizza il rapporto fra la ragione e il principio di
causalit. Per lui  conforme a ragione il fatto che il processo
della causalit porti a una causa unica. E' conforme a ragione
anche la ricerca di uno scopo che sia a fondamento di tutti gli
altri scopi, cio un fine ultimo. Chi non si attiene alla ragione
agisce senza uno scopo e a casaccio, e si comporta come gli
animali

La guarigione, Tr. terzo, v. Horten.

1   Per quanto riguarda ora la finitezza delle cause finali, ci
ti  risultato chiaro nel luogo in cui noi abbiamo dimostrato
l'esistenza delle cause finali stesse; ed abbiamo l risolto anche
le questioni al riguardo. Dimostrata l'esistenza delle cause
finali  al tempo stesso dimostrata anche la loro finitezza. E ci
si basa sul fatto che quella causa che significa la perfezione
della cosa  cosiffatta che le altre cause sono esistenti in
ragione di essa, mentre essa non  indirizzata ad un'altra cosa
come suo scopo. Se dietro a questa causa di perfezione di una cosa
vi fosse una nuova causa di perfezione, in tal caso la prima causa
esisterebbe in ragione della seconda; ma cos la prima non sarebbe
tale da indurre la perfezione della cosa; e tuttavia essa verrebbe
premessa come cosiffatta. Qualora ci si verifichi, colui che
ammette la possibilit che le cause di perfezione si susseguano in
una catena infinita viene ad allontanarle al tutto fino ad
annullare la natura del bene, la quale si dimostra appunto
mediante la causa di perfezione, essendo il bene quella cosa che
viene cercata per se stessa, mentre le altre cose vengono cercate
a cagione di questo bene. Quando cos il bene  cercato per altro
esso  un utile; non un bene nel senso proprio della parola.
2   Con la tesi che le cause della perfezione formano una catena
infinita  chiaro che vengono eliminate le cause di
perfezionamento stesse, poich chi ammette che dietro a questa
perfezione sia possibile una nuova perfezione, toglie via con ci
l'attivit della ragione. E' infatti chiaro per s che chi opera
razionalmente solo in ci compie ci che vuol compiere con la sua
ragione in quanto egli cerca un preciso scopo e un fine ultimo. Se
egli produce ci che dipende da noi e compie la sua operazione
senza che venga raggiunto uno scopo ragionevole, si dice che egli
opera senza uno scopo e a casaccio. Egli non oper come uomo
ragionevole ma bens come animale. Stante ci, sono ben precisate
quelle cose che il ragionevole produce come ragionevole per mezzo
della determinazione dello scopo che ha in vista, e sono appunto
tali che egli per loro stesse le ha in vista. E poich cos
l'operazione razionale viene in essere solo quando essa 
determinata e precisata mediante uno scopo finale, e poich questa
determinazione della operazione razionale non ha luogo in quanto
essa sia operazione razionale, ma in quanto essa  un'operazione
mediante la quale l'operante cerca un ultimo scopo, cos deve
l'operazione essere razionale in quanto tenda a un ultimo scopo.
La circostanza che l'operazione ha un ultimo scopo impedisce che
uno scopo via via segua a uno scopo che resta indietro e perci 
chiaro che l'obiezione dell'avversario che dice che ogni scopo
finale  indirizzato a uno scopo che poi resta indietro non pu
aver luogo.
 (Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1966, volume
quarto, pagine 1077-1078)

